Ark Ouroboros

La battaglia

December 06, 2011 17:29

Osservavamo atterriti quell’enorme mostro che si stava dirigendo verso di noi e che,con la sua avanzata, stava a mano a mano risucchiando in se le navi che erano dietro di noi. Le urla di dolore e sofferenza degli uomini che stavano per morire rimbombavano nelle mie orecchie ed era troppo difficile cercare di non ascoltarle. Solo Jorge continuava a mantenere il timone, attento a seguire la rotta,ma allo stesso tempo ad aumentare la distanza dalla massa tumorale. Solo inseguito collegammo che essa ci inseguiva unicamente per Faelivrin, il Sigillo. Alcuni tentacoli riuscirono a raggiungere la nostra piccola imbarcazione e, con i loro acidi,corrodeva a poco a poco il legno su cui noi camminavamo. Nulla potavano fare le frecce di Gwein, la spada di Ancarnil e la mia magia… Sebbene riuscivamo a distruggerli, dal mostro ci raggiungevano altrettanti. Erano troppi e in più la nave ormai si stava consumando dagli acidi. Guardandoci intorno disperati riuscimmo a trovare un’altra nave proprio accanto a noi. Probabilmente una nave mercantile, non sapevamo. Senza ulteriori indugi riuscimmo a salirci e osservammo la nostra barca affondare nelle acque del Mare di Sotto. Ma neanche su quella nave avremmo potuto trovare un po’ di pace. Si era ingaggiata una confusa battaglia tra i tentacoli del mostro con gente mascherata che impugnava pistole. La loro maschera era a forma di un papero e subito intuimmo che loro erano uomini della Galeti. Non ci perdemmo in chiacchiere. Ci unimmo a loro nella battaglia, nella speranza che, con un numero maggiore saremmo riusciti ad annientarli. Eppure fù Jorge a dare il colpo decisivo. Non attaccò i tentacoli, ma si concentrò sull’enorme massa tumorale che ci stava ancora inseguendo. Non capì bene cosa fece, inseguito mi spiegò di aver semplicemente “guarito” quel pezzo di carne, fatto sta che un enorme globo bianco-azzurro fuoriuscì dalle sue mani e colpì la massa tumorale, che si rannicchiò su se stessa e pian piano scomparve. Era finita. Tutti smettemmo di combattere in quando anche i tentacoli si disintegrarono con la magia dello gnomo. All’improvviso esplose un grido di gioia. Gli uomini della Galeti, i marinai e anche gli sfollati di Andoa portarono in trionfo Jorge, esultando e cantando. Adesso finalmente potevamo dire terminata la battaglia.

L'uscita da Andoa e la massa tumorale

November 28, 2011 17:03

Non abbiamo il tempo di fare congetture su quello strano sibilo che ci fa accapponare la pelle, poiché un orda di quei pesci ragno che ci hanno attaccato prima si scaraventa sulla nave. Ci barrichiamo nella stanza, copriamo l’entrata con i mobili e ci teniamo pronti per l’attacco. Intanto lascio il timone a Jorge, sicuramente saprà manovrare la nave meglio di me, e mi dirigo con Gwein nella camera di sotto in cerca di armi, oggetti, qualsiasi cosa che ci possa aiutare ad allontanare quegli esseri immondi e ,chissà,uscire di lì. Ispezioniamo l’intera stanza da letto del capitano e finalmente l’umano riesce a trovare,sotto le coperte del letto, qualche foglia di una pianta che, ahimè, avrebbe accasciato a terra Gwein e me. Non ricordiamo molto di quel momento. So solo che a fatica, tra ricordi vaghi di sballottolamenti della nave e urla dal piano superiore, riusciamo a ritornare dagli altri lucidi e a notare che alla fine l’orda dei mostri è stata annientata da i colpi di spada di Anacarnil. Eppure il sibilo continuava a raggiungere le nostre orecchie, sinistro e agghiacciante. Più calmi, usciamo fuori dalla nave e notiamo di essere giunti in un vicolo cieco. Almeno così sembra, fino a quando non ci accorgiamo di uno strano rotolo di carne con ai suoi estremi laterali denti aguzzi che ciondola appeso al soffitto. Un po’ più accanto una gabbia con dentro dei maiali. Ci guardiamo negli occhi tutti quanti,inorriditi. Di certo ciò che avremmo dovuto fare non ci piaceva affatto, ma sarebbe stata l’unica maniera, forse,per andare avanti. Diamo in pasto un suino a quel rotolo che si scopre essere un enorme bocca affamata. Rientra stranamente nelle pareti lasciando lo spazio ad un’apertura che si affaccia la mare aperto. È l’uscita finalmente! Corro con lo sguardo davanti a me e mi accorgo con poco stupore di altre navi che, più avanti,percorrono le nostre stesse acque. Di tutte le dimensioni, esse contengono una miriade di gente, probabilmente scappata dall’attacco del Grimorio ad Andoa. Mi soffermo però sulle facce di quelle persone che, in un modo o nell’altro, sono diventate ormai i miei compagni di viaggio. Sebbene stanche e affaticate, sembrano finalmente serene e felici di essere scampati dai pericoli che ci siamo lasciati alle spalle, probabilmente vogliose di un beneamato riposo. Eppure ,per questo, avremmo dovuto aspettare ancora un bel po’ di tempo. Anche usciti da quella sottospecie di essere vivente ,continuavamo a sentire quel sibilo, adesso addirittura più forte ed acuto. Mi faceva accapponare la pelle. Non volevo girarmi eppure l’ho fatto. Ciò che c’era di fronte a me era qualcosa di aberrante. Un enorme massa tumorale, a detta di Jorge, si dirigeva verso di noi. Gridava e si affannava a raggiungerci, probabilmente voleva che il Sigillo fosse di nuovo dentro Andoa. Inutile dire che non gliel’avremmo mai permesso. Ma quell’enorme mostro incombeva su di noi che, in quel momento, eravamo solo piccole formichine vicino alla morte.

La partenze da Andoa. Edipo e il Sigillo.

November 01, 2011 16:31

« Da quel luogo vengono fanciulle
di molta saggezza,
tre, da quelle acque
che sotto l’albero si stendono.
Ha nome Urðr la prima,
Verðandi l’altra
(sopra una tavola incidono rune),
Skuld quella ch’è terza.
Queste decidono la legge,
queste scelgono la vita
per i viventi nati,
le sorti degli uomini. »

Voci in lontananza mi distolgono dal lungo sonno. Apro gli occhi pian piano,ma questi, feriti dalla luce, si richiudono presto. Rimanendo li,immobile, cerco di ricordarmi gli avvenimenti che sono accaduti, ma sono solo immagini vaghe e confuse: lingue di fuoco, Noah che mi sorride maligno e un enorme licantropo … Riapro gli occhi,ora più sveglia, e noto qualcosa di strano. Non siamo più sulle strade di Andoa … Mi rialzo a fatica e ancora intontita mi guardo attorno. Accanto a me Jorge che si stava riprendendo, anche lui abbastanza scosso, e intorno a me una vasta sala circolare con catene composte da esseri aggrovigliati gli uni su gli altri fusi insieme nel metallo, che dipartono dalle pareti convergendo al centro della sala, dove un altare in granito è tenuto sospeso sopra una voragine dalla quale lampi violacei sgorgano furiosi. Attorno ad esso, due corpi martoriati e senza vita, giacciono inermi. Mi soffermo sul corpo squarciato di un bambino e subito distolgo lo sguardo nauseata. “Non credo che tu sappia dove siamo vero?” chiedo a Jorge che si è alzato anche lui. Di nega con il capo il chierico , aggiustandosi la tunica e mostrandomi con un dito alcuni uomini a combattere, tra loro riesco a riconoscere le tuniche dei nemici. “Sarà meglio scappare dalle scale,mentre loro sono intenti a discutere” Annuisco. Meglio allontanarsi il prima possibile da quel luogo angusto. Non mi accorgo del dire dell’Ordinatore che ci aveva condotto sin qui, e neanche della presenza di altri superstiti che ci stanno seguendo. Imbocco subito le scale, correndo,mentre le ferite bruciano ancora. Intorno a noi è solo buio pesto, ma piano piano mi accorgo che qualcosa sta cambiando. Le pareti intorno a noi diventano color rossastro,si creano strane vene e sembra pulsare sinistramente. “Cosa diavolo sta succedendo?” penso,mentre continuo imperterrita la discesa. Finalmente arrivo con il nonnino verso quello che sembrerebbe un piccolo porticciolo. Inutile dire che tutto sembra alquanto macabro e sinistro … Sebbene i piedi toccano la sabbia soffice, l’acqua del fiume è rossa, densa e fluente … Le pareti, ora più illuminate, sembrano essere organi interni,mentre davanti a noi vi è una piccola barca di modeste dimensioni che non sembra essere abitata de nessuno. Continuando a guardarmi intorno spaesata,mi accorgo che anche altri si sono aggiunti a noi. Il Druido e il mezz’elfo che già conoscevo e due uomini mai visti sin ora. Faelivrin si precipita sulla nave, così come tutti noi. Qui sopra, ci accertiamo che non ci sia affettivamente nessuno,prima di impartirci gli ordini per poter manovrare la nave. Ma non abbiamo il tempo neanche di presentarci, che qualcosa sembra distogliere la nostra attenzione. Una voce, calma e sensuale, sembra provenire da chissà dove. Una sola parola pronuncia: Iryelissa. Mi immobilizzo, occhi spalancati,mentre cerco nervosa colui che ha pronunciato il mio nome, il mio vero nome. Osservo di sottecchi la reazione degli altri, altrettanto confusi. Sento da qualcuno dire “Non c’è alcuna Iryelissa qui” e un sorriso nervoso e spontaneo appare sul mio volto. Ma subito scompare quando vedo che davanti alla barca una figura che fluttua sulle acque. È ammantata e incappucciata, vestita con una povera tunica lacerata in più punti, ma è abbastanza perchè di lui non si riesca a intravedere nulla, nemmeno il volto, ad eccezione di pochi ciuffi di capelli color biondo cenere che sbucano dalla cappa. “Iryelissa!” ripete ancora. Questa volta faccio un passo indietro tremante. La figura spettrale piomba subito su di lei e soffia con il suo alito sul mio collo. Non riesco a muovermi,a reagire. Troppo terrorizzata per fare alcunché. “Prima qualcuno ha interrotto il contratto, ma ora finalmente il legame è stato ripristinato … non ti senti meglio?” Ritorna a fluttuare tra le acque in attesa di una mia risposta,ma io troppo turbata, tocco convulsamente il collo appena sfiorato dal suo alito e domando “Chi sei?Come conosci il mio nome?E di che legame parli?” Lui ride solamente e prima di scomparire tra le acque afferma “Io sono Edipo. Adesso anche tu sarai vittima del mio stesso maledetto destino”
Mi accascio a terra sconvolta. Gli altri rimangono ai loro posti ancora in allerta e confusi. Cosa significa tutto ciò? Chi è Edipo?Cosa vuole da me? Centreranno quelle donne che mi hanno fermata ad Andoa? Tante domande si accalcano nella mia mente in attesa di risposta. Mi porto una mano sulla fronte, quando qualcosa mi accarezza il viso. Mi volto e vedo un filo con un ago, fluttuare accanto a me che tenta … di consolarmi? Gemo,ancora una volta spaventata ed esso si allontana dalla mia faccia. Che cos’è? Lo guardo meglio. Sembra il filo che fin da poco prima era legato a me. È ancora legato ma adesso la punta del filo e la cruna dell’ago sono collegati, rendendolo animato ed cosciente! Non sembra essere cattivo però,almeno per ora. Da questo momento in poi, a causa di tutti quegli strani avvenimenti, tutto mi sembrava più vago e confuso,forse perché non prestavo molta attenzione a ciò che mi stava accadendo. Il guerriero, che dovrebbe avere il nome di Anacarnil,prende in mano le redini della nave e iniziamo a partire. Tutti insieme scopriamo il diario di bordo del proprietario dell’imbarcazione e leggiamo cose che, probabilmente ,non avremmo mai scoperto. Ci troviamo nelle Acque di sotto, la via commerciale più utilizzata dai mercanti ma anche la più misteriosa. Strane storie girano su queste vie fluviali. Inoltre vi è stata una sorta di patto tra Noah e il reggente di Andoa, che ha reso viva la città, e noi ci troviamo proprio all’interno di essa. Questa creatura sostiene il Sigillo e il sigillo a quanto pare ha il compito di frenare un fonte di magia imponente. Poco riesco a capire di quello che c’è scritto, eppure ne rimango abbastanza incredula. Ma uno strano suono interrompe le nostre riflessioni. Qualcosa sta salendo sulla nave … non riesco a vederlo ma Anacarnil, si scaraventa fuori e mi lascia in mano quella specie di timone con il quale dovrei muovere la nave. Ma come si utilizza?Non ho mai guidato una nave in vita mia! Provo a fare alcune mosse ma a quanto pare riesco solo ad incagliare l’imbarcazione. Intenta nel cercare di capire quell’aggeggio, non mi accorgo del duello intrapreso da Ancarnil, uscito fuori per portare dentro la sala del timone Jorge, e uno strano mostro dalle zampe da ragno e corpo da pesce. Sembra riuscire subito a distruggerlo,perché ritorna da me e continua a dirigere la nave. Mi accascio sulla sedia,mentre guardo gli altri anche loro abbastanza stanchi da tutti quegli avvenimenti che stavano accadendo. Riusciremo a prenderci un attimo di riposo? A quanto pare no … Un nuovo sibilo erompe dalle acque. Qualcosa di sinistro si sta avvicinando a noi … Cosa sarà questa volta?

Rejuvenation through a Spotless Window

October 05, 2011 23:03

Alzò lo sguardo, tra le morbide pieghe del nero cappuccio che indossava, gli occhi azzurri guizzarono verso la porta. Neve fece il suo indesiderato ingresso, smuovendo la placida quiete che la penombra tra le baluginanti candele ed il brusio sommesso avevano coccolato con pazienza. Qualcuno imprecò alzando la voce tra i tavoli, infrangendo rudemente l’idillico momento di comunità che si era formato nei minuti precedenti, mentre l’ennesimo visitatore chiudeva dietro la schiena la porta in legno e si scrollava di dosso la montagna di candidi fiocchi che lo avevano parzialmente ricoperto.
L’uomo dalla bionda chioma scosse il capo, sbattendo le palpebre, sospirando mentre si ritrovava a fissare con occhi vacui la schiuma della birra ancora ondeggiante nel boccale.
Per un solo istante, aveva avuto la presunzione di conoscere il prossimo venuto, ma la consapevolezza del momento aveva carezzato la sua coscienza come un drappo di velluto, lasciando che i suoi pensieri tornassero a languire intricati nei meandri della sua affollata mente.
Umettò le labbra, indeciso sul da farsi. Si limitò a scrollare le spalle, rassegnato. Quantomeno pianificare un viaggio senza meta offriva maggiori garanzie rispetto all’affannosa ricerca della propria fluttuante identità.
«Sapete, girano voci che vogliono Andoa devastata da Noah… Cavalli con enormi teste in sella a maiali senza coda volanti, Spade che ammiccano!»
«Io ho sentito che quel pazzo ha lanciato una nuova sfida all’umanità, ma non ho capito se si trattasse di raggiungere le narici con la lingua, o di gattonare all’indietro verso un camino acceso… Sapete, per quanto mi riguarda, non è facile interpretare i deliri di un ubriaco. Ad ogni modo, non ci tengo a pulirmi le cavità nasali con…"
Gli occhi dell’uomo erano nuovamente per aria.
Il lungo mantello si increspò mentre usciva nella neve turbinante sbattendo la porta.

~

Digrignò i denti, i capelli che turbinavano attorno al suo cono visivo, la mano graffiata che si allungava ad afferrare l’ultimo appiglio roccioso, la flessione dei muscoli prima dell’ultimo, agile balzo verso la piattaforma di terra battuta dall’impietoso vento.
Dinanzi alla sua figura, a centinaia di metri di distanza, il colle su cui poggiava l’antica città di Andoa era devastato da fulmini, la volta celeste che pareva dover crollare, rovesciarsi verso il mondo che aveva sempre conosciuto, riorganizzare a modo suo le priorità della progenie umana. Deglutì, coprendosi il volto scavato con una mano, prima del boato.
Un suono stridulo vagamente rassomigliante all’urlo terrorizzato di un ragazzo risuonò tra gli anfratti della valle, tra le colline, echeggiando grottescamente amplificato sin sul crinale ove i suoi piedi poggiavano.

~

I muscoli si irriggidirono, comunicandogli la loro pressante urgenza, le membra che si contorcevano un secondo, in uno spasmo involontario e debilitante, mentre spalancava gli occhi, finestre su mondi lontani, impegnati a lasciar scorrere, attraverso la lucida retina, migliaia di immagini, in un caleidoscopico turbinio di colori e muti suoni,troppo distanti per raggiungere le sue orecchie.
Digrignò i denti, tentando di espandere i polmoni in un ansito angosciato, con scarso successo, gemendo impotente mentre il suo corpo crollava pesante contro gli aguzzi speroni naturali che segnavano l’alto crinale. Agitò vanamente le braccia, colto nella tempesta del suo spirito, naufragando verso le soglie dell’ignoto, mentre le iridi poliformi seguitavano nella loro silente attività, lasciando che immagini emergessero dalla coscienza ormai violata dell’uomo, attecchendo come violenti tentacoli alla sua coscienza, scottandolo nell’urgenza del momento.
Rotolò diversi metri verso terra, in un caotico capovolgersi del mondo, facendosi tempesta egli stesso, lasciando infine che gli ultimi, lacerati nastri della sua coscienza lo abbandonassero, scivolassero lentamente lontano dalla sua figura martoriata.

~
Quando la consapevolezza di esistere lo colse nuovamente, diversi minuti più tardi, l’uomo sollevò gli occhi iniettati di sangue al cielo, tremando, vacillando, tentennando quasi fosse la schiuma inerme scagliata contro la scogliera dal nero abisso marino. E ricordò. E seppe chi era sempre stato. Le labbra si sporsero, conferendo al suo volto pallido e sporco, nella luce di un fulmine improvviso, le sembianze di un orribile spettro. Una parola soltanto echeggiava ai margini della sua mente:
«Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil …»

Miriam log

March 22, 2011 00:51

Tutto è incominciato quando mi stavo dirigendo alla Città di Andoa nella regione di Gennit. Attraversavo la via del letame del Saelrun,insieme ad una miriade di gente di varie etnie. Elfi,nani, Halfling, orchi. Erano tutti lì, insieme, come forse non avrei mai immaginato di vedere, riunitisi per l’importante evento che di lì a poco sarebbe incominciato. Ricorreva il giorno in cui tutti i calendari del continente coincidevano. Evento assai raro,che non si era mai presentato sin da allora. Alcuni credevano di poter vedere in questo evento l’inizio di una nuova era, un era di pace dove le razze avrebbero potuto vivere in serena armonia. Io, al contrario, ero tra quelli che vedeva in questo giorno una semplice ricorrenza dove avrebbero venduto merci assai rare e insolite. Manufatti antichi e, chissà, anche introvabili, potevano trovarsi tra i prodotti di ignari mercanti. E io me ne sarei appropriata, altrochè se l’avrei fatto! Con questa convinzione avevo attraversato mezzo continente per raggiungere Andoa, ma in mezzo a così tanta folla, quasi rimpiangevo di aver preso quella decisione. Mi guardavo intorno, tesa, nascondendo il mio volto sotto l’enorme capello rosso e il mantello, mentre una mano era pronta a brandire la mia Alduneer, nell’evenienza. Gli scagnozzi di mio padre potevano essere lì, nei dintorni, camuffati da qualche innocente contadino o nascosto sotto qualche cappuccio. Dovevo rimanere all’erta. Ma la mia attenzione venne subito attirata da una voce alta e squillante.
“Venite gente,venite! Vendiamo merci pregiate, tessuti preziosi e antichi monili. Potete sceglierne tra tanti e sono tutti all’interno del mio carrozzone!Entrate e prendete ciò che volete! Hanno tutti un prezzo conveniente!”
La voce era di un uomo sopra un enorme carro, poco distante da me. Mi avvicinai ad esso e cercai di spiare all’interno ma era tutto ricoperto da un enorme velo. C’era solo una piccola porticina per entrare aperta, che non lasciava intravedere nulla, solo buio e oscurità. Lanciai un occhiata all’uomo,troppo intento a gridare a squarciagola per fare caso a me, ed entrai.
Mi ritrovai di fronte all’enorme ingresso di una dimora vittoriana. Poco decorata di arredamento ma con ampie vetrate e due grandi scalinate che portavano verso il piano superiore. Sotto di essa due porte chiuse. Nel momento in cui misi piede nella stanza,ecco che la porta da dove ero entrata si chiuse alle mie spalle. Tentai di forzarla,ma inutilmente. Imprecai sottovoce per poi guardarmi nuovamente intorno. <beh>. Mi avvicinai alle due porte e tentai di aprire la prima. Era chiusa a chiave. Provai con la seconda e mi ritrovai in quella che doveva essere una cucina. Lanciai un occhiata ma non entrai. Al momento non avevo molta fame e non potevo di certo perdere molto tempo. Chiusi la porta e mi diressi verso le scale per poter andare verso il piano superiore. Ma più tentavo di salire le scale, più esse mi facevano scendere. “Un incantesimo d’illusione!” pensai a denti stretti, sentendo il nervoso salire a poco a poco. Non ero entrata lì per fare giochetti. Provai a spezzare l’incantesimo con uno dei miei, ma inutilmente. A quanto pare, era uno di alti livelli. Scesi quindi, dirigendomi nuovamente verso la prima porta. Questa volta l’avrei aperta, con le buone o le cattive. Provai di nuovo a forzarla, ma nulla. Spazientita per come le cose stavano andando avanti, lanciai un dardo infuocato verso la porta cercando di sfondarla. Ma mi ritrovai qualcosa di inaspettato. Davvero inaspettato.