Ark Ouroboros

Rejuvenation through a Spotless Window

October 05, 2011 23:03

Alzò lo sguardo, tra le morbide pieghe del nero cappuccio che indossava, gli occhi azzurri guizzarono verso la porta. Neve fece il suo indesiderato ingresso, smuovendo la placida quiete che la penombra tra le baluginanti candele ed il brusio sommesso avevano coccolato con pazienza. Qualcuno imprecò alzando la voce tra i tavoli, infrangendo rudemente l’idillico momento di comunità che si era formato nei minuti precedenti, mentre l’ennesimo visitatore chiudeva dietro la schiena la porta in legno e si scrollava di dosso la montagna di candidi fiocchi che lo avevano parzialmente ricoperto.
L’uomo dalla bionda chioma scosse il capo, sbattendo le palpebre, sospirando mentre si ritrovava a fissare con occhi vacui la schiuma della birra ancora ondeggiante nel boccale.
Per un solo istante, aveva avuto la presunzione di conoscere il prossimo venuto, ma la consapevolezza del momento aveva carezzato la sua coscienza come un drappo di velluto, lasciando che i suoi pensieri tornassero a languire intricati nei meandri della sua affollata mente.
Umettò le labbra, indeciso sul da farsi. Si limitò a scrollare le spalle, rassegnato. Quantomeno pianificare un viaggio senza meta offriva maggiori garanzie rispetto all’affannosa ricerca della propria fluttuante identità.
«Sapete, girano voci che vogliono Andoa devastata da Noah… Cavalli con enormi teste in sella a maiali senza coda volanti, Spade che ammiccano!»
«Io ho sentito che quel pazzo ha lanciato una nuova sfida all’umanità, ma non ho capito se si trattasse di raggiungere le narici con la lingua, o di gattonare all’indietro verso un camino acceso… Sapete, per quanto mi riguarda, non è facile interpretare i deliri di un ubriaco. Ad ogni modo, non ci tengo a pulirmi le cavità nasali con…"
Gli occhi dell’uomo erano nuovamente per aria.
Il lungo mantello si increspò mentre usciva nella neve turbinante sbattendo la porta.

~

Digrignò i denti, i capelli che turbinavano attorno al suo cono visivo, la mano graffiata che si allungava ad afferrare l’ultimo appiglio roccioso, la flessione dei muscoli prima dell’ultimo, agile balzo verso la piattaforma di terra battuta dall’impietoso vento.
Dinanzi alla sua figura, a centinaia di metri di distanza, il colle su cui poggiava l’antica città di Andoa era devastato da fulmini, la volta celeste che pareva dover crollare, rovesciarsi verso il mondo che aveva sempre conosciuto, riorganizzare a modo suo le priorità della progenie umana. Deglutì, coprendosi il volto scavato con una mano, prima del boato.
Un suono stridulo vagamente rassomigliante all’urlo terrorizzato di un ragazzo risuonò tra gli anfratti della valle, tra le colline, echeggiando grottescamente amplificato sin sul crinale ove i suoi piedi poggiavano.

~

I muscoli si irriggidirono, comunicandogli la loro pressante urgenza, le membra che si contorcevano un secondo, in uno spasmo involontario e debilitante, mentre spalancava gli occhi, finestre su mondi lontani, impegnati a lasciar scorrere, attraverso la lucida retina, migliaia di immagini, in un caleidoscopico turbinio di colori e muti suoni,troppo distanti per raggiungere le sue orecchie.
Digrignò i denti, tentando di espandere i polmoni in un ansito angosciato, con scarso successo, gemendo impotente mentre il suo corpo crollava pesante contro gli aguzzi speroni naturali che segnavano l’alto crinale. Agitò vanamente le braccia, colto nella tempesta del suo spirito, naufragando verso le soglie dell’ignoto, mentre le iridi poliformi seguitavano nella loro silente attività, lasciando che immagini emergessero dalla coscienza ormai violata dell’uomo, attecchendo come violenti tentacoli alla sua coscienza, scottandolo nell’urgenza del momento.
Rotolò diversi metri verso terra, in un caotico capovolgersi del mondo, facendosi tempesta egli stesso, lasciando infine che gli ultimi, lacerati nastri della sua coscienza lo abbandonassero, scivolassero lentamente lontano dalla sua figura martoriata.

~
Quando la consapevolezza di esistere lo colse nuovamente, diversi minuti più tardi, l’uomo sollevò gli occhi iniettati di sangue al cielo, tremando, vacillando, tentennando quasi fosse la schiuma inerme scagliata contro la scogliera dal nero abisso marino. E ricordò. E seppe chi era sempre stato. Le labbra si sporsero, conferendo al suo volto pallido e sporco, nella luce di un fulmine improvviso, le sembianze di un orribile spettro. Una parola soltanto echeggiava ai margini della sua mente:
«Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil, Anacarnil …»

Comments

On October 05, 2011 at 09:37 PM Kozaim said:

<…carnil, Anarcarnil, Anacarnil! Ma che mi ti ci abbiocchi mentre parlo dei mestoli parlanti che vendono oggi ad Andoa? Ma’nvedi tu sti barboni di oggi va… e io che t’ho’fferto la birra nè>

Please login to comment.