Storie da Khorvaire

Introduzione

April 26, 2012 18:29
Forest Gli enormi abeti si ergevano silenziosi, solidi, maestosi lungo il leggero declivio montano. Non c’era molto vento quella mattina e la pioggia, caduta durante la notte, aveva lasciato il terreno umido e l’aria particolarmente frizzante e profumata.
L’occhio esperto si posò in prossimità di un gruppo di alberi, tra i quali ne spiccava uno particolarmente adatto. Lentamente la mano callosa sfiorò la corteccia che profumava di umido e resina fresca. Questo era un buon albero, non troppo vecchio, ma neppure troppo giovane.
Guardò l’ascia appoggiata poco distante, la raccolse e con una veloce ma rapida torsione del braccio, non proprio tipica di un boscaiolo, affondò il poderoso colpo nel legno.
L’albero sussultò facendo cadere a terra numerose pigne.
Tese nuovamente i muscoli, face perno con il piede, aiutando la lama ad uscire completamente dal legno scheggiato, ruotò nuovamente il busto e impresse la giusta rotazione per sferrare il nuovo colpo. Questa volta il rumore sordo del legno che si spezzava, ebbe l’effetto di un rombo di tuono lontano.
L’uomo portò gli occhi al cielo e osservò.
Le nubi si erano fatte scure, tetre e si muovevano veloci come il vento che le portava.
Improvviso un fulmine cadde poco distante squarciando un grosso abete e avvampandolo tra le fiamme.
Arlanuuk guardò nuovamente il cielo con occhio preoccupato. Sapeva bene che il tempo in montagna poteva cambiare molto velocemente, ma quel cielo, quelle nubi non erano state portate dal vento.
Improvviso, violento come solo in natura può essere, un potente e furioso temporale si abbatté su declivio della montagna inzuppando il terreno sottostante. Non avrebbe fatto a tempo a raccogliere tutta la legna, né tantomeno ad abbattere quest’ultimo albero.
L’uomo con forza strinse l’impugnatura della sua ascia, tendendo i muscoli del collo e delle braccia che si gonfiarono nello spasmo di estrarre l’arma ancora intrappolata nel legno.
Improvviso un nuovo fulmine cadde a pochi passi, bruciando il terreno e scaraventando Arlanuuk a terra, intontito. Lentamente si rialzò appoggiandosi all’impugnatura dell’ascia. La tempesta infuriava attorno a lui, sferzando con rapide folate gli alberi, piegandoli in maniera inverosimile.
Era una sensazione incredibile, percepiva la forza della natura selvaggia, il suo ululato, la sua potenza. Sentiva il cuore pulsare nel petto come quella di un purosangue a cui è stata data briglia per galoppare. “Che sensazione splendida” – pensò dentro di sé.
All’improvviso la mente ritornò a qualche anno prima, alla battaglia lungo i confini del Karrnath, contro le legioni non-morte che occupavano la piana poco oltre il confine.
Non seppe spiegarsi il perché di quel ricordo. Da quando era finita la guerra, aveva deciso di stare lontano dai fasti e dagli intrighi delle città, come dalle tragedie della guerra. Qui aveva trovato un nuovo modo di vivere, una nuova identità. Ma ora, quel ricordo si era insinuato nella sua mente come un verme, scavando nei ricordi e nella memoria.
C’era qualcosa in quell’improvvisa tempesta che lo stava mettendo a disagio, quella sensazione di paura che si avverte prima di uno scontro. Eppure attorno a lui non vi erano creature, le avrebbe percepite dall’odore.
No! Qualcosa di più subdolo, malevolo e imperscrutabile stava osservando, lontano dagli occhi eppure presente in qualche modo.
Rainyforest
Arlanuuk ampliò i propri sensi, nella speranza di notare un nemico, una fiera. Nulla di tutto ciò si palesò dinnanzi a lui.
A grandi passi raggiunse il carro e le due giumente che, legate ad un possente tronco, si stavano agitando nervosamente nel tentativo di liberarsi. Faticò un po’ a calmarle, sentiva il loro cuore pulsare velocemente mentre il fiato si cristallizzava nella freddo pioggia.
Caricò l’ultimo pezzo di legno, liberò le giumente dirigendosi verso il villaggio ora non più visibile per la violenta pioggia.
Era solo un semplice temporale, eppure vi era qualcosa di strano. Lo percepiva. Sentiva quel pruriginoso fastidio che anticipava una battaglia. Strinse inconsapevolmente l’ascia al suo fianco, mentre le cavalle correvano lungo il sentiero.

- ooo -

Gor’klaa’gh era stato paziente, molto paziente. Come predetto dallo shamano presto sarebbe venuto il momento e assurgere al ruolo che riteneva adatto.
Tuttavia aveva bisogno di un segno, di un qualcosa che dimostrasse ai vari clan che lui fosse l’unico, il solo Khadrak’neth, il prescelto dalla profezia per guidare.
Come gli era stato chiesto aveva portato una vittima sacrificale e altri doni – pietre, sali e spezie – affinché il vecchio shamano potesse svelargli il futuro, il futuro che sapeva essere suo.
Quando la settima luna era ancora alta nel cielo, lo shamano uscì dalla sua grotta con il cuore della vittima ancora grondante di sangue. “Mordi!” – ordinò – “Lascia che il sangue purifichi il tuo spirito e permetta di vedere oltre il velo”.
Gor’klaa’gh non esitò. Morse il cuore e lasciò che il sapore del sangue caldo e delle spezie gli riempisse la bocca. Sentì, immediatamente la testa pulsare e la vista gli si appannò per un istante.
La sensazione che avvolse il corpo e la mente di Gor’klaa’gh lo portò ad estrarre la poderosa spada che teneva sulla schiena, puntellandosi su di essa.
Gli antichi hanno parlato” – urlò lo shamano – “Una nuova era sta per giungere e nuova gloria al nostro popolo” – compiendo lo stesso gesto fatto dal capo tribù.
Attorno ai due, numerose creature iniziarono a vociare con versi gutturali di approvazione e di giubilo.
Gor’klaa’gh prese la mano sporca di sangue e ne impresse sul petto la forma, gridando al cielo il suo urlo di battaglia. Sotto la sua insegna avrebbe riunito tutte le tribù e mosso guerra ai regni umani. Nessuno sarebbe stato risparmiato, non ora che la potente magia gli aveva predetto un futuro luminoso.
Porta cento schiavi da sacrificare alla città sacra” – gli disse lo shamano disegnando sulla terra secca uno strano simbolo – “Quando lo avrai fatto scegli tra questi le dieci donne più sane e lascia che la potenza del nostro popolo riempia il loro grembo e che da esso nascano i tuoi figli, i figli di un nuovo popolo. La profezia è chiara dinnanzi a me, segui i miei saggi consigli, giovane guerriero e presto diventerai l’unico, eterno Khadrak’neth!
Tergoth fece come il suo Khadrak’neth gli aveva ordinato. Doveva trovare la potente reliquia nelle vaste distese a nord, oltre le montagne, là dove le storie narrano l’arrivo dei potenti signori del male. Tra gli anfratti di quel luogo avrebbe trovato quello che voleva il suo signore e lo avrebbe riportato a costo della sua stessa vita.

- ooo -

Lo Skald parlò alla tribù con voce sicura e profonda. La profezia che i vecchi avevano predetto da tempo immemore si stava avverando. Avrebbero scelto uno dei giovani più valorosi e lo avrebbero mandato oltre le mura montuose che li separano dal resto del mondo. Un viaggio in un territorio sconosciuto, pericoloso; un luogo in cui non era facile distinguere le fiere dalle prede.
Un ordalia era necessaria.
Da generazioni questa prova non veniva chiesta ai giovani Pallidi. Molti di loro avrebbero voluto avere l’onore, chiesto dallo Skald e dagli anziani, di offrirsi volontari e iniziare questo viaggio e proteggere Niniel la fanciulla delle lacrime, la vergine piangente.
Tuttavia solo uno sarebbe stato scelto, solo uno avrebbe affrontato la bestia e ne avrebbe riportato lo scalpo, solo uno avrebbe protetto Niniel lungo il suo viaggio.
Le lune erano alte nel cielo e irradiavano di luce argentea la brulla terra sottostante.
I giovani pallidi erano pronti a compiere il loro destino, eccitati per il loro compito e onorati per essere stati scelti. Le parole e la canzone dello Skald riempivano ancora il loro cuore, che vibrante, pulsava nel petto.
Fino al momento in cui la bestia emise il suo terribile suono gutturale.
Il sangue si gelò nelle loro vene, il cuore iniziò a battere velocemente e la paura si impossessò di loro immobilizzando le gambe per qualche istante.
Un unico istante mortale.
Come un felino, silenzioso e letale, la bestia calò dalla cima scoscesa di un dirupo. La sua enorme mole in poco tempo schiacciò due giovani contro la parete, mentre un terzo vide le proprie carni aprirsi come il ventre di una vacca morente.
Canyon
Cinque notti e cinque giorni erano trascorsi nella malefica e labirintica piana, quando Bryenar emerse con passo lento al limitare del roccioso villaggio. Era il primo, l’unico.
La pelle, un tempo di colore chiaro, ma ora ricoperta di sangue e terra conferiva al giovane un aspetto ancora più temibile.
Lo Skald e gli anziani lo raggiunsero. Con le ultime forze che gli rimasero scaraventò il pezzo di pelle strappato alla bestia, grosso quanto un cane, scuro e maleodorante.
Ora sapeva di essere il prescelto: Bryenar delle lacrime di sangue.

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